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Lavoro al Videoterminale: rischi e come prevenirli

Lavoro al videoterminale: come ridurre i rischi per occhi, schiena e udito, quando fare la pausa e per chi vale il diritto alla disconnessione.

Lavoro al Videoterminale: rischi e come prevenirli

Lavoro al videoterminale: rischi e come prevenirli

Il rischio videoterminale comprende i disturbi che possono comparire a chi passa molte ore davanti a uno schermo: occhi affaticati, dolori a collo, schiena e polsi, stanchezza mentale, e per chi usa le cuffie anche qualche rischio per l’udito. Sono problemi diffusi e in gran parte prevenibili, con una postazione regolata bene, pause fatte nel modo giusto e un’organizzazione del lavoro che lascia spazio al riposo.

Molti li considerano un effetto normale della giornata in ufficio: il mal di testa del pomeriggio, il collo rigido, gli occhi che bruciano. Sono invece segnali che la postazione o i ritmi di lavoro vanno rivisti, e conviene intervenire presto, prima che il fastidio diventi un disturbo cronico.

Chi è il videoterminalista

Il videoterminalista è chi usa un’attrezzatura con schermo in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore a settimana, tolte le pause. Il conteggio riguarda il tempo effettivamente passato davanti allo schermo, non la durata del turno. Un impiegato che lavora otto ore ma usa il computer a tratti, per meno di venti ore settimanali, di norma non rientra nella definizione.

Restano fuori alcune categorie, come chi guida veicoli o macchine, chi usa casse e calcolatrici o sistemi pensati per il pubblico. Il computer portatile conta quando viene usato per lungo tempo sulla stessa scrivania: chi lavora ogni giorno con il portatile in una postazione fissa è a tutti gli effetti un videoterminalista.

Cosa prevede la legge, in breve

Le regole sono nel D.Lgs. 81/2008 (Titolo VII). Il datore di lavoro deve valutare i rischi di ogni postazione, considerando la vista, la postura e l’affaticamento mentale, e riportare l’esito nel documento di valutazione dei rischi (DVR). Da lì discendono le altre tutele: pause, sorveglianza sanitaria, formazione e, quando serve, occhiali specifici per il lavoro al computer.

Al lavoratore spetta usare la postazione come indicato, partecipare ai corsi e segnalare presto i disturbi al datore di lavoro e al medico competente. Una segnalazione tempestiva permette di correggere la situazione prima che si aggravi.

Videoterminalista chi è e cosa fa

Formazione e informazione

Chi lavora al videoterminale deve ricevere formazione prima di iniziare la mansione e ogni volta che la postazione cambia in modo rilevante, per esempio con un nuovo arredo, un nuovo software o il passaggio al lavoro da casa. Un buon corso insegna cose molto pratiche: come regolare sedia e schermo, come capire se la luce è sbagliata, come usare le pause, quali sintomi segnalare.

Sorveglianza sanitaria

I videoterminalisti sono seguiti dal medico competente. La prima visita si fa prima di iniziare, poi i controlli periodici hanno cadenza biennale per chi ha compiuto 50 anni o ha un’idoneità con prescrizioni, quinquennale per tutti gli altri. Il lavoratore può chiedere una visita anche prima, se avverte un disturbo nuovo.

Il medico controlla soprattutto la vista e l’apparato muscolo-scheletrico: chiede la storia lavorativa e clinica, valuta la funzione visiva e, se serve, manda il lavoratore da un oculista. L’esito è un giudizio di idoneità, che può contenere prescrizioni. Se emerge la necessità di occhiali o lenti pensati per la distanza dello schermo e quelli normali non bastano, li fornisce il datore di lavoro.

Disturbi visivi: cosa sono e da cosa dipendono

Il disturbo più comune è l’astenopia, cioè l’affaticamento visivo: occhi pesanti, bruciore, visione offuscata, mal di testa. Spesso si accompagna all’occhio secco, con arrossamento e sensazione di sabbia sotto le palpebre.

Le cause sono ben note. Chi guarda lo schermo ammicca molto meno del normale e la superficie dell’occhio si asciuga. La messa a fuoco a breve distanza tiene i muscoli dell’occhio in tensione per ore. Riflessi, abbagliamento, luce scarsa o eccessiva e aria secca dei locali climatizzati peggiorano il quadro. Infine miopia, presbiopia e astigmatismo non corretti diventano evidenti proprio con il lavoro ravvicinato. Il videoterminale non provoca danni permanenti alla vista, ma fa emergere i difetti già presenti e rende fastidiosi quelli trascurati.

Videoterminali rischi

Disturbi muscolo-scheletrici: cosa sono e da cosa dipendono

Colpiscono soprattutto collo, spalle, zona lombare, polsi e mani. I più frequenti sono la cervicalgia, la lombalgia, le contratture del trapezio e le tendiniti del polso. Al polso può comparire anche la compressione del nervo mediano, con formicolii a pollice, indice e medio: tra le cause entrano in gioco anche i movimenti ripetuti con mouse e tastiera.

All’origine c’è quasi sempre la stessa combinazione: una postura statica mantenuta per ore, sedia, piano e schermo a un’altezza sbagliata, polsi piegati sulla tastiera e poche interruzioni. Il corpo regge bene il movimento e male l’immobilità.

Come regolare la postazione

Ci sono alcune misure da tenere a mente. Lo schermo va posto a 50-70 centimetri dagli occhi, con il bordo superiore all’altezza degli occhi o poco sotto. La sedia si regola in modo che le ginocchia formino circa 90 gradi e i piedi appoggino a terra, con la schiena sostenuta dallo schienale nella zona lombare. Gli avambracci poggiano sul piano, con i gomiti a circa 90 gradi, e i polsi restano in linea con l’avambraccio. Davanti alla tastiera serve un po’ di spazio libero per appoggiare le mani.

Anche la luce conta. Per il lavoro d’ufficio si indicano di solito tra 300 e 500 lux sul piano di lavoro. Lo schermo va messo di lato rispetto alle finestre, mai di fronte e mai con la finestra alle spalle, e la sua luminosità deve essere simile a quella dell’ambiente. Una stanza buia con lo schermo acceso è la situazione peggiore per gli occhi. Con il portatile conviene aggiungere un supporto e una tastiera separata.

Rischio acustico: il caso delle cuffie

Chi lavora in un call center o segue molte riunioni online porta le cuffie per ore, e il rischio per l’udito si sottovaluta spesso. Il livello medio di solito resta contenuto. Il problema sono i picchi improvvisi, come un disturbo sulla linea o un segnale acuto a volume alto, che possono causare fastidio e, nei casi più seri, un trauma acustico.

Per questo anche le postazioni con cuffie vanno valutate dal punto di vista del rumore. Le misure più utili sono cuffie con limitatore di pressione sonora, volume massimo impostato, pause dall’ascolto e informazione ai lavoratori. La legge fissa soglie di esposizione (80 e 85 dB(A) sulle otto ore, con limite a 87), oltre le quali scattano misure e controlli sanitari dell’udito.

Rischio muscolare videoterminale

Pausa al videoterminale: durata e come usarla

La pausa videoterminale spetta a chi lavora al computer in modo continuativo: in assenza di regole diverse nel contratto collettivo sono 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro davanti allo schermo. In alternativa alla pausa si può cambiare attività, per esempio passando a un compito che non richiede il computer.

La pausa fa parte dell’orario di lavoro, quindi è retribuita, e non si può accumulare per entrare più tardi o uscire prima. Non vale come pausa il tempo in cui si aspetta la risposta del sistema se non ci si può allontanare dalla postazione. Usarla bene significa alzarsi, camminare, guardare lontano e sciogliere collo e spalle. Scorrere il telefono non riposa né gli occhi né la schiena. Tra le abitudini utili c’è la regola del 20-20-20: ogni 20 minuti si guarda un punto lontano per 20 secondi, così gli occhi si rilassano e si ricomincia ad ammiccare.

Il diritto alla disconnessione

Il lavoro al videoterminale porta con sé un rischio meno visibile, la reperibilità continua. Email e messaggi fuori orario riducono il tempo di riposo e aumentano lo stress. Il diritto alla disconnessione è la possibilità di staccare dagli strumenti di lavoro nei periodi di riposo.

In Italia questo diritto è previsto per legge solo per chi lavora in modalità agile, e viene definito nell’accordo individuale tra lavoratore e azienda. L’accordo deve indicare i tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative che permettono di disconnettersi. Per gli altri lavoratori non esiste una norma specifica, ma restano le tutele sull’orario e sul riposo, i contratti collettivi e le regole interne dell’azienda. A livello europeo il Parlamento ha chiesto nel 2021 una direttiva dedicata, che ad aprile 2026 risultava ancora da attuare. Prima di pubblicare conviene verificare se ci sono novità.

Domande Frequenti

Almeno 20 ore settimanali di uso sistematico o abituale dello schermo, escluse le pause. Sopra questa soglia valgono la sorveglianza sanitaria e le regole sulle interruzioni.

Se il contratto collettivo non prevede altro, 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro continuativo davanti allo schermo. Si può anche alternare il lavoro al computer con altre attività.

La pausa fa parte dell’orario di lavoro, quindi viene pagata. Non si può però accumulare per entrare più tardi o uscire in anticipo: va fatta durante la giornata.

La legge non fissa un tetto di ore al computer. Il limite è dato dalle pause obbligatorie e dall’orario di lavoro generale: di regola 40 ore settimanali, con un massimo medio di 48 comprese le ore di straordinario, salvo regole diverse dei contratti collettivi.

Dopo la visita preventiva, ogni 2 anni per chi ha compiuto 50 anni o ha un’idoneità con prescrizioni, ogni 5 anni per gli altri. Si può chiedere un controllo anticipato se compare un disturbo.

Il datore di lavoro, quando il medico competente stabilisce che servono lenti specifiche per il lavoro al videoterminale e quelle normali non sono adatte.

Non provoca danni permanenti, ma può causare affaticamento, occhio secco e mal di testa, e rende evidenti i difetti della vista non corretti. Pause regolari, luce giusta e controlli periodici aiutano a prevenire il problema.

Dipende da quanto lo usa, e non dal dispositivo. Se lavora ogni giorno sulla stessa scrivania per almeno 20 ore a settimana, sì. Se lo usa solo in modo occasionale, di norma no.

Per legge vale per chi lavora in modalità agile (smart working), che lo regola nell’accordo individuale con l’azienda. Chi lavora in presenza o in telelavoro non ha una norma specifica che lo preveda, e la tutela dipende dal contratto collettivo e dalle regole aziendali. Lo stesso vale per i lavoratori autonomi, che di norma si accordano con il cliente. Il diritto non cancella la reperibilità concordata per contratto, per esempio nei servizi con turni di pronta disponibilità.

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