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	<title>pesce crudo &#8211; SA Sicurezza srl</title>
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		<title>Pesce crudo: proteggersi dal pericolo Anisakis</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 14:19:41 +0000</pubDate>
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	<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sasicurezza.it/wp-content/uploads/2018/08/anisakis-300x199.jpg" alt="pesce crudo e anisakis" width="300" height="199" /></p>
<p>Nel corso degli anni in Italia è cresciuto il consumo di pesce crudo. Per questo motivo bisogna prestare attenzione in quanto <strong>mangiare pesce crudo</strong> può essere pericoloso per la salute del consumatore. State tranquilli, nelle prossime righe faremo chiarezza sui trattamenti da eseguire per rendere il <strong>pesce crudo sicuro</strong>! In particolare ci soffermeremo su intossicazioni e infezioni causate da batteri patogeni che provocano sintomi gastroenterici. Più nello specifico vedremo che oltre alle <strong>intossicazioni</strong> ed <strong>infezioni</strong> esistono anche le <strong>infestazioni</strong> causate da parassiti che si annidano nel pesce crudo e causare enormi problemi al consumatore se il prodotto non è stato lavorato e conservato in modo corretto. Tra i parassiti <strong>il pericolo principale legato al consumo di pesce crudo è l&#8217; anisakis</strong>.</p>
<h3>Anisakis: ecco i problemi per la salute</h3>
<p>Il parassita si presenta come larve di vermi localizzate nell&#8217;intestino e negli organi interni. In caso di mancata eviscerazione il verme si sposta nel tessuto muscolare viene ingerito dall&#8217;uomo durante il consumo. Una volta entrato nel corpo del consumatore il verme si va ad insediare nell&#8217;intestino e nello stomaco. La presenza di anisakis nell&#8217;uomo causa sintomi come dolori addominali come diarrea, vomito e nausea. Nei casi più gravi si possono verificare anche la  <strong>perforazione delle pareti di stomaco</strong> e intestino, ulcerazioni e anche esiti mortali. Tra le specie di pesce più soggette a rischio troviamo alici, pesci azzurri, sgombri, aringhe, pesci spatola, merluzzi, triglie, spigole, i tonni, acciughe, naselli e molti altri ancora.</p>
<h3>Il trattamento del pesce crudo</h3>
<p>La conservazione e la lavorazione del pesce crudo richiedono preventivamente un processo di <strong>abbattimento</strong>, ovvero di trattamento termico con il quale si <strong>abbassa rapidamente la temperatura</strong> di un alimento. Infatti questo processo stermina le forme di vita parassite come l&#8217;anisakis. Bisogna sapere che questo trattamento può essere effettuato solo tramite attrezzatura adeguata. Per intenderci il freezer di casa non esegue questo trattamento e nemmeno un comune surgelatore!  L&#8217;attrezzatura che rende possibile questo processo è l&#8217; <strong>abbattitore</strong>. Nel caso del pesce da consumare crudo, l&#8217;abbattitore deve fare in modo che si raggiunga velocemente la temperatura di -20°C al cuore del prodotto: in circa 90 minuti la temperatura interna dell’alimento scende a 3°, l’ideale per la corretta conservazione. Tale temperatura deve rimanere costante all&#8217;interno dell&#8217;abbattitore per almeno 24 ore. Seguendo uno dei <a href="haccp/">corsi di formazione</a> potrete conoscere in maniera approfondita come il freddo impedisce ai batteri di proliferare.</p>
<h3>Cosa dicono le normative europee?</h3>
<p>Le norme vogliono che le attività che somministrano pesce crudo lo conservino almeno a temperatura inferiore di -20 gradi per almeno 24 ore. In alternativa è possibile conservare il pesce crudo -35°C per almeno 15 ore se l’attrezzatura lo consente. Tutto questo serve per <strong>eliminare il parassita anisakis</strong> pericolosissimo per l’uomo. La norma non prevede per le aziende il possesso dell&#8217;abbattitore ma è la procedura igienica a richiederlo. In sintesi, per le aziende che intendono somministrare ai propri clienti del pesce crudo abbiamo 2 possibilità. La prima è quella di possedere ed utilizzare l&#8217;abbattitore di temperatura all&#8217;interno dell’attività. La seconda è quella di acquistare e utilizzare prodotti alimentari già precedentemente abbattuti termicamente. In entrambi i casi la somministrazione di questi alimenti deve essere controllata internamente dal personale dell&#8217;azienda e  tramite le schede di autocontrollo, secondo quanto stabilito dai protocolli del proprio <a href="manuale-haccp/">Manuale di autocontrollo HACCP aziendale</a>.</p>
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